RITORNO ALLE ORIGINI / ZURÜCK ZU DEN URSPRÜNGEN / BACK TO THE ROOTS  2013-2014

GALLERIA / BILDERGALERIE / GALLERY (Photos by Roberto Pellegrini):

RITORNO ALLE ORIGINI

 

L’esposizione “Ritorno alle origini” riguarda venti opere di medio formato dalla serie “Tracce”, cento piccole composizioni della serie “Frammenti arcaici” e sette stele dal titolo “Impronte nel tempo”. Inoltre, virtualmente in catalogo e riconducibile al titolo primordiale, l’imponente opera “Ritorno alle origini”. Tutti questi lavori sono accomunati da una caratteristica che li distingue nettamente dai precedenti: i segni incisi emergono da una materia che sembra sia stata trascurata da quel colore rugginoso, macerato, talora ricco di improvvise accensioni che aveva scandito e sottolineato certe esperienze anche nel passato. Insomma il bianco accoglie in sé le nuove e le antiche stigmate che accompagnano da sempre la vita delle cose e degli uomini che in esse hanno trasferito i personali travagli. D’altronde questo bianco (che poi non è un bianco puro, immacolato, baciato dall’innocenza) è la sintesi di tutti i colori espressi nel passato e non espressi perché ancora da esprimere e pertanto qui è racchiuso ogni divenire possibile sia cromatico che comportamentale. Intanto questo bianco sofferto assomiglia di più al colore e all’impasto di quei muri antichi che hanno accolto i transiti e le testimonianze graffite di infinite generazioni di persone; e poi questi segni, che lievitano dal rigonfiamento della sostanza, si comportano alla stregua di messaggi in bottiglia da lanciare nel mare grande dell’apatia, dell’incomprensione che attanaglia il nostro tempo. Portano con sé il fascino del mistero e si offrono anche come una provocazione che, attraverso la percezione, vuole testare e stimolare la sensibilità della gente. Il “chi siamo” viene anche da lì, come viene per me dai muri di Maggia che da sempre mi pongono le medesime domande esistenziali. Ritornare alle origini è pertanto un tentativo di interpretare il messaggio sedimentato dai secoli che la gente in transito ha voluto lasciare dietro di sé per gli altri viandanti che siamo noi e che saranno tutti gli altri dopo di noi capacidi svelare il senso di un “alfabeto” e quindi di una “scrittura” che appartiene al nostro patrimonio cromosomiale.

Tale vuol essere il significato più immediato e più recondito di questi gesti che sfidano le regole del tempo al pari di un alfabeto universale capace di raccogliere e narrare la storia variabile e ricorrente di noi che attraversiamo la vita lungo un ideale muro su cui lasciare un’impronta che testimoni e giustifichi il nostro passaggio. Tutto ciò avviene grazie a un gesto unico e irripetibile per tutti e per sempre.

 

Pierre Casè

 

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